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Dopo il Family day: i cattolici, la famiglia, il potere

Dopo l’abbuffata mediatica del Family day è lecito porsi alcune domande su cosa abbia voluto dire questo evento alla pubblica opinione, laica e cattolica. Nessuno può negare la libera e appassionata affluenza di tante famiglie italiane (la stragrande maggioranza comunque appartenente al movimento ecclesiale dei Neocatecumenali, al quale il leader del Family day, il medico Gandolfini, appartiene), così come c’è da rimanere sorpresi rispetto ai “numeri” sparati dall’organizzazione – chiunque abbia partecipato a concerti pop e rock al Circo Massimo sa quante persone può contenere al massimo della sua capienza –. Un Family day assai diverso da quello del 2007, svoltosi in piena era Ruini – anche se era appena subentrato il card. Bagnasco a capo dei vescovi italiani – dove era evidente il fortissimo desiderio da parte del grande Richelieu italiano, di bloccare i Dico dell’allora ministro Rosy Bindi e di dare uno scossone al governo Prodi. C’è da aggiungere, però, che anche nel 200...

Se le donne lavassero i piedi al sacerdote

Lavanda dei piedi concessa alle donne. Confesso che la notizia del "piccolo" cambiamento all'interno del rito del Giovedì santo, rimbalzata sui social network il 21 gennaio, l'aspettavo da molto tempo. Tante parrocchie già da anni accolgono l'apporto delle donne durante il rito della lavanda dei piedi, in barba ai codicilli. Così come altri preti, a rigor di diritto certo, continuano a scegliere sempre uomini o ragazzi, e possibilmente "sani", mentre le comunità parrocchiali si dividono, a colpi di "manuale Cencelli", i posti in palio nel periodo liturgico più forte, ma anche più visibile dell'anno, e cioè il triduo pasquale. Quanti consigli pastorali passati a far capire a parroco e parrocchiani che le donne  devono  esserci nel rito della lavanda dei piedi? Mentre però mi scorrevano nella testa tanti anni di liturgie comunitarie e tridui pasquali passati in parrocchia  (ma perché non riscoprire la gioia e l'inatteso di un bel tri...

La Chiesa italiana dopo Firenze (3). Le parrocchie invisibili

Articolo pubblicato su VinoNuovo del 21 novembre Una Chiesa inquieta e accidentata. Papa Francesco si rivolge ai sognatori di buona speranza più che ai sagrestani tuttofare, apre le porte al soffio dello spirito che innova le strutture e sa costruire ponti di amicizia e corresponsabilità, dà residenza ai cammini esodali di coloro che hanno sperimentato solitudine ecclesiale. Invita, infine, la comunità dei credenti a innovare con libertà. «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà». Uno dei punti centrali dei "consigli" di papa Francesco a Firenze si racchiudono in queste semplici parole. Più che il "fare", vale l'"essere". Inquieta, accidentata, umile, ...