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E Charles de Foucauld sbarca a Roma

Matteo Zuppi, Corrado Lorefice, Angelo De Donatis, Claudio Cipolla, Renato Marangoni, Giacomo Perego. Bologna, Palermo, Roma, Padova, Belluno, Ferrara. Sono solo alcuni nomi dei vescovi e arcivescovi scelti da papa Francesco per guidare la Chiesa italiana. La lista è più lunga, certo. Quello che balza agli occhi è "l'odore delle pecore" che essi incarnano. Pastori dallo stile inconfondibile, profeti dell'"ordinario", solida formazione teologica ma tanta attenzione pastorale ai territori e alle storie degli uomini. Con Francesco il cambiamento di rotta nel governo della Chiesa, più che attraverso carte bollate ed encicliche, arriva dall'esperienza umana dei pastori, uomini al servizio del proprio popolo. Ecco perché non può passare inosservata una scelta "pastorale" che ha interessato in questi giorni la diocesi di Roma e che si presta a più di una riflessione. Infatti, il vescovo di Roma, cioè il papa, sentendo ovviamente il parere del neo...

La profezia e i profeti. Su don Milani e dintorni...

Verrebbe da dire: don Milani fa parlare di sé anche dopo morto. Pare proprio così, infatti, a leggere e ascoltare alcune dichiarazioni post visita di papa Francesco a Barbiana. Non mi meraviglio. La profezia (e i profeti) hanno sempre avuto vita difficile nella storia della Chiesa. A maggior ragione dopo, ma anche un po’ prima, dello svolgimento del Concilio Vaticano II. Che c’è una parte di Chiesa allergica alla profezia biblica e ai profeti è cosa nota. L’istituzione, qualsiasi essa sia, non va d’accordo con la profezia. Ma forse è giusto così. Un’istituzione, al contrario, accondiscendete con la radicalità del Vangelo annunciata e proclamata da chi incarna con la sua vita la profezia, farebbe intorpidire la profezia stessa, che invece ha bisogno di libertà, creatività, coraggio. E possibilità di provocare la speranza. Non rimango quindi sorpreso dalle dichiarazioni date alla stampa e nel breve saluto rivolto al papa, dall’attuale arcivescovo di Firenze sulla presunta santit...

Cei, Roma, Milano: le tre mosse di Francesco

In pochi giorni papa Francesco ha dato un segnale molto chiaro a una Chiesa italiana desiderata in sintonia con il suo pontificato. Ieri, con la nomina del card. Gualtiero Bassetti a presidente della Cei, e oggi con la nomina del nuovo vicario di Roma, nella persona di mons. Angelo De Donatis , dal settembre 2015 vescovo ausiliare della diocesi con delega alla cura dei sacerdoti. Se di Bassetti già si è detto molto, interessante e per certi versi nuova appare la scelta del vicario del papa a Roma. Per quattro motivi almeno. Primo: l’età giusta . Mons. De Donatis ha compiuto 63 anni a gennaio. Ha davanti a sé almeno 12 anni di servizio pastorale “ a capo” della diocesi di Roma. Un tempo decisamente opportuno per imprimere decisioni importanti e durature nel governo della diocesi. Secondo: la sua biografia . Uomo di studi e di affabilità pastorale. Dopo la licenza in Teologia morale alla Gregoriana, è stato il parroco “storico” a San Marco Evangelista al Campidoglio dove ha affinato...