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Visualizzazione dei post da 2020

"Fratelli tutti". La musica sociale di papa Francesco

di Gianni Di Santo  «Egli non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio». Così papa Francesco, riferendosi al Poverello di Assisi, nell’ enciclica  Fratelli tutti . Lo confesso: sono spiazzato. Da un linguaggio che va fuori dal Tempio per abbracciare il mondo . Sorpreso per la mancanza di codicilli e citazioni canoniche che vanno a pescare nel solito linguaggio ecclesiale, e per la presenza di una tenerezza, ma anche di un amore sconfinato per gli uomini e le donne di questo mondo. Tutti compresi: cristiani, musulmani, ebrei: Tutti. Che nessuno si senta escluso . Sì, conosciamo Francesco. Sappiamo quello che ha voluto dire quando si è presentato al soglio di Pietro e ha deciso di chiamarsi Francesco. Sappiamo che già quel gesto è stato segno diverso, rottura con le consuetudini del passato, perché la Chiesa usciva per strada a incontrare gli uomini. Ma qui c’è dell’altro. Un  “a ltro ”  che sconfina dai ritagli di una cultura curiale, perché istituzio

Generazione (e anomalia) Bose

Con una felice intuizione lessicale, lo storico del cristianesimo Massimo Faggioli ha parlato recentemente di  Generazione Bose , riferendosi al come la Comunità di Bose, attraverso il suo fondatore, il laico-monaco Enzo Bianchi, abbia influenzato teologicamente, pastoralmente, ecclesialmente, perfino politicamente e socialmente, tutta una generazione di cristiani impegnati in un lungo percorso storico che va dal pontificato di Wojtyla a quello di Benedetto XVI. Sì, la parola giusta per definire un tempo e uno spazio in cui da Bose ha soffiato forte il vento rinnovatore del Concilio Vaticano II, è proprio questa:  Generazione Bose .  Tantissimi, soprattutto nell’arco temporale della prima “fase” storica di Bose che va dal momento della sua fondazione, nel 1965, ai primi anni degli anni duemila, sono stati accompagnati da Bianchi e dalla Comunità a pensare la Chiesa, il mondo e la società in modo nuovo e a vivere il vangelo sulla strada qualche volta acciaccata delle relazioni, d

E dopo il coronavirus? Confessioni di un cattolico alquanto distratto

Continuo a pensare che questo tempo che stiamo vivendo, affetto da pandemia cronica, sia un’occasione unica per ripensare in modo nuovo al contributo che il cattolicesimo può dare a questo Paese, in termini di proposta etica di cittadinanza solidale fondata sul bene comune. Il web è preso d’assalto da post, commenti, provocazioni. Le chat ad alto tasso di “cattolicità” pullulano di pareri, idee, proposte di riforma, soprattutto all’interno della Chiesa cattolica. Così mi ritrovo spesso a dare un’occhiata, anche per deformazione professionale, a quello che bolle in pentola nella galassia cattolica, almeno quella più “impegnata”. E più che una pentola mi sembra che sia un enorme calderone dove viene fuori di tutto, odori, spezie, ma anche tanto fumo e poco arrosto. Confesso che ho un debole per le “cose interne di Chiesa”, e quindi prendo atto che questa è una stagione dove finalmente il laicato, ma anche i sacerdoti, hanno ripreso diritto di parola: dalla riforma liturgica agli